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I sapori marchigiani conquistano la City

8 Dec

I sapori marchigiani conquistano la City

Mondo Lavoro Magazine, 7 Dec 2015

by Asmae Dachan

Con il ristorante Rossodisera e l’azienda di import Sibilla Food Importers Igor Iacopini ha portato i sapori della regione del Picchio a Londra e nel Regno Unito: un successo non solo gastronomico, ma anche culturale.

I sapori marchigiani ambasciatori a Londra: vuole raccontarci come è nata l’idea di aprire un ristorante oltremanica?

Tutto è cominciato nel 2006, dalla voglia di evadere da una condizione di chiusura e di scarse opportunità professionali maturata in tre giovani neolaureati. Nei miei viaggi all’estero avevo notato che le Marche erano sempre percepite come un qualcosa di indefinito per tutti coloro che vivono al di fuori dei suoi confini. I prodotti provenienti da altre aree geografiche in concorrenza con i nostri, inoltre, erano spesso di qualità inferiore, ma soprattutto venduti a prezzi esorbitanti. In questo abbiamo colto la nostra opportunità imprenditoriale, scegliendo Londra. Attualmente condivido questa iniziativa con un gruppo più ampio.

Quali sono le peculiarità di questo locale?

Il Rossodisera è l’unico ristorante marchigiano di tutto il Regno Unito. È costruito con mattoni, travi e rivestimenti originali di un vecchio casolare del 1860 di Ponzano di Fermo, ereditato da mio padre. Vi si respira l’atmosfera della vita semplice di campagna. Fin dall’inizio ci siamo procurati direttamente dai piccoli produttori delle Marche tutte le eccellenze che ha il nostro agroalimentare. Il nostro staff, interamente marchigiano, man mano è cresciuto numericamente, e arricchito qualitativamente in esperienza e professionalità. Attraverso i nostri piatti, continuiamo a ‘raccontare’ ogni giorno con orgoglio e passione il territorio e le sue tradizioni.

Com’è la risposta del pubblico londinese?

La clientela è sorpresa e immediatamente accattivata nel trovarsi catapultata in un casolare di campagna sperduto tra le colline marchigiane, semplicemente attraversando la soglia del nostro locale. La qualità della tavola fa tutto il resto: olive ascolane, ciauscolo, coniglio in porchetta, baccalà in umido e la buona compagnia hanno un impatto poderoso sul palato dei clienti. Essendo in una zona molto centrale, situati a Covent Garden (5 Monmouth Street, WC2H 9DA), beneficiamo di una clientela molto variegata, internazionale: dai turisti, a chi lavora nei tantissimi uffici e negozi circostanti, fino a qualche vip che ci viene a trovare uscendo dai lussuosi alberghi dei dintorni. In generale, siamo sempre rimasti aperti verso tutti i tipi di esigenze che ognuna di queste diverse categorie rappresenta, rimanendo però sempre necessariamente autentici e genuini, che si offra un tagliere di salumi locali o una cena di alto livello.

Dopo l’esperienza della ristorazione, ha aperto anche la società Sibilla Food Importers: cosa l’ha spinta a intraprendere questo nuovo business?

È stato uno step naturale, dato che già curavamo tutta la logistica fino a Rossodisera, passando attraverso il nostro magazzino di Londra. Era necessario andare oltre e creare la nostra rete di vendita, dedicandovi risorse umane e investendo in eventi promozionali. I produttori stessi che distribuiamo hanno collaborato, offrendoci condizioni davvero favorevoli che all’interno di accordi di durata hanno reso possibile condividere tutti insieme una strategia di medio-lungo termine su Londra e Regno Unito. Purtroppo finora non abbiamo potuto beneficiare di misure di sostegno apprezzabili da parte di enti locali e associazioni di categoria; sarebbero importanti per pensare davvero in grande.

Chi sono i vostri principali clienti?

La distribuzione approccia tutti i diversi target a seconda della tipologia di profilo; dalla grande distribuzione, ai B2B, ristoranti, enoteche e delicatessen, fino agli stessi privati. Molto spesso utilizziamo il Rossodisera per organizzare i tasting e alcuni eventi mirati per beneficiare della complicità della sua atmosfera.

Quali sono i prodotti che vanno per la maggiore?

Ognuno dei prodotti del nostro territorio ha una sua strada percorribile. Molto dipende dalle relazioni che si costruiscono per farlo penetrare. Sembra una banalità, ma è proprio questa la chiave.

Quali sono le opportunità che offre il mercato inglese? Quali, invece, le difficoltà?

La potenzialità è enorme, e ci sono numerosi fattori competitivi a favore delle Marche: la vicinanza e il libero commercio, un cambio in progressivo miglioramento, una percezione non ancora definita da parte degli operatori britannici che, comunque, si vanno via via interessando a noi. Siamo come la ‘prossima frontiera’ dell’Italia, pronti, in rampa di lancio. Le difficoltà sono rappresentate dal lavorare in un mercato fortemente competitivo e dal rovescio della medaglia della percezione di cui sopra: gran parte del mercato, la ‘massa critica’, non ha ancora capito che l’Italia è in realtà tante Italie e il brand Marche ne risente quando è così. Spesso è proprio il filtro fino al cliente finale che rappresenta il principale ostacolo. Ma le cose stanno cambiando.

Dicono che il cibo sia un ottimo veicolo per la promozione della cultura e dell’identità di un popolo: in base alla sua esperienza, è davvero così? Che cosa apprezzano gli inglesi dell’italianità? E della marchigianità? 

Il cibo è sicuramente una naturale porta di ingresso verso il nostro territorio perché apre un mondo nell’immaginario del cliente, attraverso i sensi. Altra cosa è saper cogliere quell’attimo fuggente e dilatarne la visione verso tutto quello che la circonda (turismo, commercio, cultura). Questo aspetto necessita di un lavoro di filiera più articolato, ma che ritengo possibile, se condiviso tra diversi operatori. Gli inglesi (e vi comprendo anche la clientela internazionale che frequenta Londra) considerano l’Italia il top come meta turistica, enogastronomia e per tutto quanto ha a che vedere con la creatività: ci riconoscono questo primato. É un vanto per loro ‘scoprire’ qualcosa di nuovo e di diverso in Italia. Probabilmente della marchigianità in particolare apprezzano il legame con il mondo di una volta, che tuttora pervade il nostro territorio e i suoi prodotti, la sua dimensione tendenzialmente piccola, il contatto con la natura verso la quale sono estremamente rispettosi. Non in tutte le aree del nostro Paese questo é ancora possibile.

Quali valori marchigiani tiene maggiormente a trasmettere?

La risposta non può che essere il forte legame con i valori della vita contadina di una volta, con i quali sono stato cresciuto. Questo é in assoluto quello che le Marche rappresentano per me e ciò che tengo a raccontare.

Nel suo futuro, ancora Londra, o pensa a un ritorno nelle Marche?

Sicuramente quella attuale è un’esperienza molto formativa e per la quale continuo a nutrire passione ogni giorno. Tuttavia, credo che ad un certo punto mi riavvicinerò alle Marche più stabilmente, anche se ritengo piuttosto probabile che continuerò a coltivare opportunità sulla direttrice Marche-United Kingdom.

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